6 agosto 1944: i tedeschi fanno saltare la chiesa di Strettoia

La chiesa dei SS. Ippolito e Cassiano sorge nel cuore di Strettoia. Storica terra di viticoltori ed artigiani, nell’ultima parte della Seconda Guerra Mondiale il borgo si ritrovò al centro delle attenzioni degli strateghi militari tedeschi, intenzionati a farvi passare il settore più occidentale della Linea Gotica, sfruttando le alture attorno all’abitato a scopi difensivi, in modo da ostacolare il più a lungo possibile la risalita alleata della penisola. A partire dalla primavera del 1944, per le vie del paesino iniziarono a comparire i manifesti di arruolamento dell’Organizzazione Todt, incaricata dal Führer di costruire il baluardo fortificato: nel giro di poche settimane, Strettoia si trasformò in unico grande cantiere edile, in cui, sotto il controllo tedesco, lavoravano quotidianamente centinaia di operai italiani, spesso versiliesi senza lavoro, attratti dalla promessa di un buon stipendio e dalla prospettiva di poter sfuggire all’odiata leva della RSI. Mentre la Todt stendeva il filo spinato e provvedeva all’apprestamento di trincee, fossati anticarro, bunker e postazioni per mitragliatrici e cannoni, i genieri nazisti pensavano allo smantellamento di tutto ciò che avrebbe potuto ostacolare la linea di tiro ed offrire sgradito rifugio alle truppe nemiche in avanzata: nell’area compresa fra il corso del fiume Versilia e la linea ferroviaria Genova-Pisa, proclamata “zona militare”, abbatterono vigne ed oliveti secolari, deviarono canali di scolo, sotterrarono mine, demolirono sistematicamente ponti, case, mulini, scuole, chiese e campanili. All’antica chiesa di Strettoia non toccò una sorte migliore: ritenuta d’intralcio alle future operazioni belliche ai piedi della Gotica, la mattina del 6 agosto 1944 venne minata e fatta saltare in aria, sotto gli occhi increduli della popolazione civile, costretta preventivamente a sfollare dal centro abitato, ed in gran parte rifugiatasi presso amici e parenti appena più in alto, nelle borgate montane di Metati Rossi e Cerreta S. Nicola. Per la gente del posto, la distruzione della chiesa, ricordata spesso anche dagli anziani, significò un vero e proprio shock esistenziale: assieme a lei, scomparve per Strettoia ogni residuo di vita sociale, ogni possibilità di tener viva quella quotidianità di cui la parrocchia aveva storicamente rappresentato il rassicurante punto di riferimento collettivo. Mentre le incursioni aeree angloamericane si facevano sempre più frequenti, la Versilia si trasformava in terra bruciata in attesa della battaglia, e la popolazione civile, formalmente obbligata ad evacuare in provincia di Parma, resisteva invece nascosta ed aggrappata a ciò che aveva di più caro: la propria terra, cui si sentiva legata da un sentimento antico, forte ed istintivo, quasi filiale. Dopo settimane di distruzioni e violenze, nella seconda metà di settembre del 1944 giunsero finalmente le truppe  alleate: la guerra, tuttavia, impantanatasi come previsto dai nazisti ai piedi della Gotica, continuò a devastare la zona fino all’aprile del 1945, quando, dopo mesi di attacchi falliti e di incessanti bombardamenti d’artiglieria che mutarono per sempre l’aspetto dei colli strettoiesi, si scatenò l’offensiva finale  americana,  che  riuscì  a rompere le linee tedesche e a liberare completamente il territorio versiliese.

Dopo il conflitto, in ogni paese segnato dalla battaglia fu proprio la chiesa ad essere ricostruita per prima, e Strettoia non fece eccezione: fra 1952 e 1953, la nuova SS. Ippolito e Cassiano venne riedificata dov’era, appena più distante dal Rio, il ruscello che attraversa il borgo, mentre in cima al campanile, riposizionato a destra del corpo principale, tornarono a suonare le antiche campane, miracolosamente sopravvissute alla guerra e ritrovate intatte fra le macerie della vecchia torre campanaria.


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6 agosto 1944: i tedeschi fanno saltare la chiesa di Strettoia

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