Petroni, lo scrittore antifascista

Guglielmo Petroni (Lucca, 30 ottobre 1911 – Roma, 29 aprile 1993) è stato poeta, scrittore, intellettuale di radicate convinzioni antifasciste.

Nato da famiglia povera, autodidatta, nel 1934 ottiene il premio La Cabala: primo premio di poesia istituito in Italia, giudici tra gli altri, Bontempelli, Ungaretti, Marinetti, Betti, Aleramo. Un riconoscimento che favorirà il suo inserimento nel mondo letterario fiorentino, particolarmente fervido attorno al caffè delle Giubbe Rosse con Montale, Gadda, Palazzeschi, Vittorini, Bonsanti, Landolfi, Luzi e altri.
Fu tra i fondatori di “Letteratura” diretta da Alessandro Bonsanti, oltre che collaboratore con scritti e disegni del “Selvaggio” di Maccari e dell’‘”Italiano” di Longanesi. Nel 1938 Curzio Malaparte lo invita a Roma per dirigere la rivista “Prospettive”. Durante la guerra, con M. Alicata, G. Briganti, C. Muscetta, A. Trombadori, fa parte del comitato di redazione della “Ruota” (1940 – 1943), diretta da M.A. Meschini, pubblicazione che, prima di essere chiusa, diventa uno dei punti di riferimento della cultura che si opponeva al fascismo.

Entrato in contatto con gli ambienti antifascisti, Petroni prende parte alla Resistenza. Arrestato nella primavera del 1944, è consegnato alle SS e ristretto nel carcere di via Tasso. Torturato e condannato a morte è trasferito al terzo braccio di Regina Coeli e viene salvato in extremis dall’arrivo a Roma degli Alleati.

Da quella esperienza nasce il suo libro di narrativa più noto, “Il mondo è una prigione, tra prosa morale e diario intimistico, che per Natalino Sapegno, illustre storico e critico della letteratura, resta una delle prove più alte della letteratura di quel periodo. Per il critico letterario Geno Pampaloni, tra i molti libri nati dall’esperienza della guerra “a nessuno come a questo è riuscito di restituire con altrettanto sobria intensità il senso che accomuna l’abiezione della tirannia ad una tragedia umana”. Il mondo è una prigione, pubblicato nel 1948 e più volte rieditato , ricevette nel 1965 il Premio Nazionale Prato per il ventennale della Resistenza come “il miglior libro sulla Resistenza nato dalla Resistenza”.

Sul “Corriere della sera” Andrea Camilleri ha scritto: “Nella mia vita ci sono due libri che mi hanno formato, non come scrittore, ma come persona: il primo, in ordine di tempo, era stato, ancora negli anni del fascismo, La condizione umana di Malraux; il secondo indubbiamente fu Il mondo è una prigione”. Un libro che come pochi altri rielaborava l’esperienza tragica della detenzione per motivi politici come trauma profondo che condanna l’individuo all’isolamento e all’incomunicabilità. Una solitudine esistenziale che tornerà poi, come tema portante nei libri più famosi e fortunati dello scrittore lucchese La morte del fiume, 1974, premio Strega; Il nome delle parole, 1984, premio Selezione Campiello.
Merita, poi, di essere ricordato il forte legame che Guglielmo Petroni ha sempre mantenuto con l’antifascismo, facendo parte per molti anni della presidenza onoraria dell’Anpi, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.


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