Uccisi per rappresaglia a Pioppetti

400px-Camaiore_-_Strage_di_PioppettiDopo aver passato monte Magno, arriviamo all’imbocco della Valfreddana in una località conosciuta come “Pioppetti”, dove il 4 settembre 1944 i tedeschi fucilarono alcune decine di civili.
Le 28 vittime furono prelevate nel tardo pomeriggio del 4 dalla dipendenza di Villa Graziani a Nocchi di Camaiore, dove erano stati imprigionati. 21 di essi provenivano dalla Certosa di Farneta e si trattava per lo più di contadini che lavoravano per conto dei monaci, per quanto fossero stati siglati con la “B” di Banditen.

Le ventotto persone furono caricate a bordo di alcuni autocarri e condotti in località “Pioppetti” – allora come oggi un luogo relativamente isolato, nascosto dalla vegetazione e lontano da occhi indiscreti –, dove alcuni furono immediatamente fucilati mentre altri vennero prima impiccati agli alberi con del filo spinato e poi anch’essi passati per le armi. Le uccisioni non terminarono qui, perché sulla via del ritorno gli autocarri carichi di tedeschi incrociarono tre ignari viandanti – Giuseppe Tommasi, Renzo Giannecchini e Umberto Agostini – che vennero immediatamente uccisi, forse perché i soldati temevano che avessero assistito alla fucilazione. Il corpo di Agostini, che al momento della morte stava tornando a Massarosa dopo essere riuscito a fuggire dall’internamento nella Pia Casa di Lucca, fu ritrovato solamente due mesi dopo, semisommerso all’interno del torrente Freddana, nel quale era caduto dopo essere stato colpito dalle pallottole.

La strage fu opera della Feldgendarmerie della 16° Divisione SS e probabilmente fu causata dalla morte, avvenuta pochi giorni prima, di Werner Wild, ufficiale e medico personale del comandante della divisione, generale Max Simon. Wild fu ucciso in un agguato teso dalla formazione partigiana “Marcello Garosi” proprio nei pressi dei “Pioppetti”, quindi la scelta del luogo – al di là del suo relativo isolamento – non fu casuale, ma nell’ottica dei tedeschi aveva un significato ben preciso, così come l’uso del filo spinato per impiccare le vittime costituiva una vera e propria firma dei metodi brutali con cui la 16ª Divisione operava sul territorio.


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Uccisi per rappresaglia a Pioppetti

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