Rappresaglia tedesca a Montefegatesi

Nel luglio del 1944 l’esercito tedesco di stanza in val di Lima è ben deciso ad applicare la dottrina Kesselring della “terra bruciata” contro le popolazioni civili in zone che vedono una presenza partigiana. Ma, soprattutto, ha aperto una caccia spietata a Pippo e ai suoi uomini, anche a seguito della battaglia di Casabasciana.
Così, alle 4 del mattino del 14 luglio – guidati da persone del luogo e quasi sicuramente grazie anche a delazioni – un reparto di soldati alpini tedeschi, indossando calzature felpate per non far sentire il proprio arrivo, circonda Montefegatesi per un rastrellamento. La scelta non è casuale: in paese ha sede il distaccamento di Albereta, guidato da Giovanni Fabbri, noto come “Barba”, che si è invaghito di una giovane donna italotedesca che ha sfollato qui con la sorella e con la madre. Vengono perquisite tutte le case e un centinaio di uomini vengono portati in piazza XX Settembre. Un interprete legge una lista di nomi in suo possesso, mentre alcuni partigiani vengono catturati e uccisi. Il primo è il ventiquattrenne Luciano Bertini, che i tedeschi scambiano proprio per Pippo. Gli altri due sono Silvano Fornaciari, ventuno anni da compiere, e Bruno Luti, appena diciottenne: vengono fucilati dopo un breve e sommario processo.
I tedeschi minacciano altre esecuzioni se non si presenterà “Barba”: il loro intento viene sventato dal barone Francesco di Sant’Elia che riesce a convincerli che il partigiano non è in paese. Per cui, alle 17 il reparto muove verso Ponte a Serraglio con gli uomini rastrellati. Una volta giunti a destinazione, il grosso del gruppo viene dirottato a Socciglia, dov’è un cantiere della Todt, e una ventina vengono imprigionati. Due giorni dopo sia gli uomini ai lavori forzati sia gli altri rimasti a Ponte a Serraglio vengono fatti sfilare probabilmente affinché uno o più delatori possano identificarli e denunciarli. Il 18 luglio viene dato il via alle esecuzioni. Otto partigiani – Davino Bartoli, di 29 anni; Giorgio Falsettini, di 20; Giovanni Frati, di 18 (membro del distaccamento di Focchia del Valanga e lì catturato insieme ad altri resistenti – vedi pagina dedicata); Lio Olivieri, di 55; Pietro Pacini di 26; Gabriele e Igino Pierinelli, di 26 e 32 anni; e Giuseppe Raffo, di 23 – sono fucilati alla schiena alle 20 al cimitero di Ponte a Serraglio: sono assistiti dal parroco di Fornoli don Francesco Giampaoli che testimonierà la loro calma e serenità nel momento dell’esecuzione. Altri cinque partigiani – Leonello Agostini, 56 anni; Umberto Barsellotti, 45; Maurizio Bugelli, 29; Gianfranco Belligni, 20; Franco Giardini, 26 – vengono invece portati a Fegana, in località Pian di Vaglio, dove Agostini e Bugelli risiedono e proprio vicino alle loro case sono poi fucilati alle 20.30 di quel giorno: nel loro caso, però, non viene comunicato niente ai parroci della zona che quindi potranno solamente benedire le salme.


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Rappresaglia tedesca a Montefegatesi

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Rappresaglia tedesca a Montefegatesi 44.061565, 10.589971 Rappresaglia tedesca a MontefegatesiLuglio 1944: un partigiano innamorato, la dottrina Kesselring e un\'atroce rappresaglia tedesca(continua a leggere)